La lettura di Gian Paolo Crasta sul posizionamento dell’Italia tra instabilità, manifattura e visione di lungo periodo.
Quarantasette anni, sardo, da oltre venticinque anni Gian Paolo Crasta vive dall’interno il settore delle macchine automatiche per il confezionamento, l’imballaggio e il processing alimentare.

Un percorso professionale costruito a stretto contatto con le aziende italiane produttrici di linee per il confezionamento e l’imballaggio, e con le loro evoluzioni industriali, che oggi lo vede ricoprire il ruolo di direttore generale di UCIMA, l’associazione dei costruttori italiani di macchine automatiche per il packaging, e di ACIMAC, l’associazione dei costruttori italiani di tecnologia per l’industria ceramica.
Due realtà distinte, ma complementari, che consentono a Crasta di osservare il comparto non da una singola prospettiva aziendale, bensì come sistema industriale nel suo insieme.
«Il nostro punto di osservazione non è quello di una singola impresa, ma di un corpo industriale fatto di filiere, mercati, persone e competenze», sottolinea.
È da questa prospettiva ampia che Crasta legge il momento attuale.
Un contesto complesso, segnato da instabilità globale, tensioni politiche e nuove forme di competizione, che impongono all’industria europea e italiana di interrogarsi sul proprio posizionamento, sulla tenuta dei modelli economici e sulla capacità di costruire una visione di lungo periodo.


«Stiamo vivendo un momento di svolta negli equilibri geopolitici, e anche culturali», osserva.
Secondo Crasta, il quadro attuale è caratterizzato dal ritorno della cosiddetta “legge del più forte”, un approccio che rimette in discussione regole e assetti che fino a pochi anni fa sembravano consolidati. Fenomeni politici oggi definiti “disruptive” stanno modificando in profondità il modo di intendere il potere e le istituzioni, con effetti destinati a manifestarsi pienamente solo nel tempo.
In questo scenario, l’assenza di interlocutori forti e credibili rischia di amplificare tali dinamiche, soprattutto a livello europeo.
«Se dall’altra parte non c’è una visione chiara e condivisa, la legge del più forte finisce inevitabilmente per imporsi», sottolinea, facendo riferimento alle difficoltà dell’Europa nel definire una direzione comune.
All’interno di questo quadro, l’Italia presenta luci e ombre.
Da un lato, una maggiore stabilità politica ha contribuito a rafforzarne la credibilità internazionale, soprattutto se confrontata con le difficoltà attraversate da altri Paesi europei.
Dall’altro, l’economia ancora fragile è chiamata a confrontarsi con nodi strutturali che non possono essere sciolti nel breve periodo.
Tuttavia, questa combinazione di stabilità e resilienza sta consentendo al Paese di avere un peso più rilevante nei tavoli decisionali che contano.
Un esempio emblematico di questa fase è rappresentato dall’accordo Mercosur.
Per Crasta si tratta di una scelta strategica e lungimirante, destinata a rafforzare l’export nel medio-lungo periodo, pur senza generare effetti immediati.
«Non è una soluzione istantanea, né una bacchetta magica», chiarisce. I mercati coinvolti, a partire dal Brasile, presentano infatti complessità economiche e finanziarie che non consentono letture semplicistiche.


Il valore dell’accordo risiede piuttosto nella possibilità di competere ad armi pari con i grandi player internazionali, in particolare asiatici, sempre più presenti anche in Sud America.
Parallelamente, si sta assistendo a una rinnovata attenzione verso la manifattura e i costruttori di macchinari, settori che per lungo tempo non sono stati percepiti come emblema del Made in Italy, per troppo tempo associato solo a settori come moda e food.
«Per anni non siamo stati considerati un simbolo del Made in Italy, nonostante il nostro comparto rappresenti una parte rilevante dell’industria nazionale», osserva Crasta. «Oggi qualcosa sta cambiando, anche nella percezione di chi non è addetto ai lavori».
Un cambio di prospettiva che rappresenta un segnale positivo, seppur accompagnato da decisioni incoerenti che continuano a minare la fiducia degli operatori.
Interventi normativi discontinui, come lo stop improvviso a strumenti di incentivazione industriale, rischiano infatti di compromettere quella continuità di cui il settore avrebbe bisogno per pianificare investimenti e strategie di medio-lungo periodo.
«L’industria ha bisogno di certezze, non di cambi di rotta improvvisi», sottolinea.
Il tema della credibilità si lega inevitabilmente a quello del rigore nei conti pubblici. Crasta riconosce come il contenimento della spesa e il rispetto degli obiettivi di deficit siano scelte necessarie, pur con effetti restrittivi nel breve periodo.
«Non si possono costruire politiche industriali solide senza una base finanziaria credibile», afferma. Il limite resta però l’assenza di una visione strutturale di medio-lungo periodo, indispensabile per dare fiducia agli investimenti industriali.
A completare il quadro intervengono l’innovazione tecnologica e il contesto europeo.
Da un lato, lo sviluppo di competenze legate all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione rappresenta un’opportunità concreta per rilanciare la competitività della manifattura.
Dall’altro, l’Europa sembra attraversare una fase di rallentamento decisionale, con il rischio di ricadere in approcci ideologici poco allineati alla realtà industriale. «L’incertezza è il vero nemico degli investimenti, più ancora dei dazi o delle crisi geopolitiche», avverte Crasta.
A fare la differenza, conclude, sarà anche la capacità di valorizzare le persone e i modelli di governance. Un settore tecnologico complesso come quello delle macchine per il packaging e il processing può restare competitivo solo se capace di attrarre competenze, rinnovarsi culturalmente e offrire opportunità concrete alle nuove generazioni.
«Non è più un settore per pochi o per soli uomini, ma un comparto industriale maturo, che deve saper includere e crescere», osserva.


Nel quadro delineato da Crasta, il futuro dell’industria italiana non dipende da singole misure o da soluzioni tampone, ma dalla capacità di tenere insieme visione, credibilità e continuità.
In un contesto globale sempre più instabile, la vera sfida non è reagire all’emergenza del momento, ma costruire un sistema industriale capace di reggere nel tempo, trasformando il cambiamento in un terreno di apprendimento continuo.
Per l’Italia, questo significa valorizzare ciò che già funziona, a partire dalla manifattura e dalle competenze diffuse sul territorio, senza rinunciare a una lettura lucida delle criticità ancora presenti.
Un patrimonio industriale che, pur attraversando una fase complessa, continua a dimostrare capacità di adattamento, innovazione e resilienza, confermandosi non solo come motore economico, ma anche come elemento di stabilità e di posizionamento strategico nello scenario internazionale.
Gli appuntamenti in programma nel 2026 per UCIMA a supporto della filiera italiana del packaging.
Interpack
Düsseldorf, 7–13 maggio 2026
Fiera internazionale dedicata alle tecnologie per il confezionamento e il packaging.
Incontro B2B con buyer dell’Africa occidentale
Hotel Phi Canalgrande, Modena, 18 febbraio 2026
Incontri business dedicati alla promozione delle tecnologie italiane per il packaging e la trasformazione alimentare nei mercati dell’Africa occidentale.
Mostra sulla filiera dell’imballaggio
ADI Design Museum, Milano, marzo 2026
Mostra dedicata alla filiera dell’imballaggio, ospitata per l’intero mese di marzo, con l’obiettivo di valorizzare il packaging come espressione di innovazione, cultura progettuale e industria.
